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Disturbi alimentari e Covid-19: in aumento i casi di bulimia e anoressia, è allarme tra i giovanissimi. L’intervista al Dottor Gianfranco Cavaliere

Disturbi alimentari e Covid-19: in aumento i casi di bulimia e anoressia, è allarme tra i giovanissimi. L’intervista al Dottor Gianfranco Cavaliere

  • February 19, 2021
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Durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus i disturbi dell’alimentazione sono cresciuti del 30%: colpiti anche i minori tra i 10 e i 12 anni, e l’isolamento aumenta il rischio di un peggioramento dei sintomi. Per approfondire il rapporto tra disturbi alimentari e Covid, abbiamo raccolto il parere del medico nutrizionista Gianfranco Cavaliere.

La pandemia da Covid-19 ha modificato per sempre le nostre abitudini, determinando così tanti cambiamenti e sfide nelle nostre vite impossibili da prevedere, ma anche a volte impossibili da immaginare. L’emergenza sanitaria ha messo in discussione certezze da lungo tempo assodate su cosa riteniamo essere sicuro e sano in tutti gli aspetti della nostra vita. Le consuetudini alle quali eravamo abituati hanno lasciato spazio ad una paura spesso incontrollata, fomentata anche dai mass media e la circolazione incontrollata di fake news, in quella che è stata ribattezzata “infodemia”, e che ha spianato la strada a tutta una serie di ansie, timori, dubbi ed incertezze. Parliamo dunque di “stress da Coronavirus” in un contesto in continua evoluzione che sfugge a qualsiasi possibilità di controllo, specie nei soggetti più fragili, affetti da altre patologie, come nel caso dei disturbi alimentari.

Recenti studi hanno infatti evidenziato il rapporto tra disturbi alimentari e Covid e dimostrato come la pandemia abbia rappresentato per i pazienti già affetti da tali problemi una vera e propria minaccia per la loro salute mentale, specie nei soggetti più deboli. Il cambio delle dinamiche quotidiane e dello stile di vita hanno, infatti, influenzato e in alcuni casi esasperato certi comportamenti patologici. La peculiare situazione attuale e il regime di isolamento forzato prima hanno rinforzato certi aspetti della malattia, specie nei soggetti affetti da bulimia e anoressia o da disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating), che hanno subito un incremento del 30% di queste patologie. A puntare l’attenzione sul problema è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha pubblicato un approfondimento sui disturbi dell’alimentazione ai tempi del Covid-19, nell’ambito di un progetto per il contrasto alla malnutrizione in tutte le sue forme promosso dal Ministero della Salute e attuato dalla Regione Umbria.

Tra i fattori determinanti a rischio ricaduta nei soggetti affetti da disturbo del comportamento alimentare vi è senza dubbio l’isolamento prolungato come effetto del lockdown, che ha generato ansie e paure, e una conseguente perdita di controllo, e che nei soggetti affetti da DCA si traduce in restrizioni alimentari sempre più rigide. Inoltre, la limitata possibilità di movimento, anche e soprattutto per ciò che concerne i vincoli legati all’attività fisica, hanno esasperato la paura dell’aumento di peso, accentuando la restrizione dietetica. Ma anche l’esposizione a grandi quantità di cibo, come effetto della quarantena, può aver determinato in alcuni soggetti l’esatto contrario, e cioè episodi di grandi abbuffate. La quarantena può contribuire al mantenimento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione e all’aumento dell’isolamento stesso, anche a causa di una convivenza prolungata con i propri familiari: ne consegue una sensazione di mancata evasione da un ambiente considerato ristretto e pressante. È da ritenersi plausibile che, oltre a questi fattori, i soggetti affetti da DCA essendo particolarmente sensibili allo stress legato alla pandemia, possano sviluppare, e in alcuni casi accentuare, l’insorgenza e la coesistenza di più patologie diverse organiche e psichiatriche.

Un errato comportamento alimentare costituisce un grave problema di sanità pubblica sintomatico della moderna società occidentale. Disturbi alimentari e Covid, un binomio che rappresenta un’altissima fonte di rischio per i giovanissimi dal momento che è sempre più precoce il manifestarsi di queste problematiche. I fattori influenti sono molteplici e complessi.  <<L’aumento esponenziale del 30% delle persone affette da questa patologia, registrato nel corso della prima ondata di Covid, viene confermato anche oggi. Si assiste, inoltre, ad un abbassamento dell’età di insorgenza tra 10-12 anni, e una maggiore diffusione del disturbo nella popolazione maschile>>, come evidenziato da Laura Dalla Ragione, direttrice del progetto per il contrasto alla malnutrizione del Ministero della Salute. <<L’isolamento – spiega Dalla Ragione – aumenta il rischio di un peggioramento dei sintomi>>. Come conseguenza della pandemia sono dunque aumentati i casi di insorgenza della malattia, mentre si sono aggravati quelli già esistenti.

Ne parliamo con il Dottor Gianfranco Cavaliere, Specialista in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopica Digestiva.

Durante il lockdown sono aumentati i casi di esordi della malattia e si sono aggravati quelli preesistenti. Disturbi alimentari e Covid sono collegati? I soggetti affetti da disturbo del comportamento alimentare hanno o hanno avuto un più alto rischio di peggioramento o ricadute nel periodo di emergenza sanitaria?

Certamente il lockdown, se non affrontato nella maniera corretta, determina un peggioramento delle condizioni di salute in generale, soprattutto per quanto riguarda la componente psicosomatica, aggravata inoltre dalla contestuale riduzione dell’attività fisica o semplicemente delle ore passate all’aria aperta.

Per quanto riguarda poi i disturbi del comportamento alimentare la situazione è ancora più seria. L’isolamento, la riduzione dell’attività fisica, la sensazione di perdere, con la sedentarietà, il controllo del proprio peso, l’incremento dello stress determinato dalle pressioni di un ambiente ristretto e di una “libertà vigilata” determinano un aumento di “pressioni”, che causano fragilità in soggetti sani e veri e propri aggravamenti di patologie preesistenti nei soggetti già fragili.

Quali sono le principali cause dei disturbi del comportamento alimentare (DCA)?

Le cause principali dei disturbi dell’alimentazione dipendono da un lato da modelli presenti nella società (pressione sociale), che mostrano come desiderabili figure eccessivamente magre e spingono, soprattutto i giovani, a cercare di somigliargli.

Dall’altro sono il risultato di fattori genetici, biologici e psicologici che una volta scatenati da eventi ambientali particolari, danno inizio al disturbo.

Altre contingenze contribuiscono al suo mantenimento nel tempo.

Esistono dei fattori di rischio che accrescono la probabilità di sviluppare un disturbo dell’alimentazione:

  • storia familiare in cui sono presenti persone con disturbi dell’alimentazione, depressione o abuso di sostanze;
  • critiche ricorrenti sulle proprie abitudini alimentari, l’aspetto fisico e il peso corporeo;
  • eccessiva attenzione a mantenersi magri, soprattutto se combinata con una necessità lavorativa, come accade per esempio per ballerini, modelle e atleti di alcune discipline, o con la pressione sociale;
  • tratti di personalità ossessiva, disturbi d’ansia, bassa autostima, tendenza al perfezionismo;
  • esperienze particolari, come abusi fisici e psicologici o la morte di una persona cara;
  • relazioni difficili con familiari, colleghi o amici;
  • situazioni particolarmente stressanti al lavoro, a scuola o all’università.

Si può affermare che il rapporto tra disturbi alimentari e Covid implica un rischio di contrarre il virus maggiore nei soggetti affetti da DCA, a causa di un sistema immunitario debole dovuto ad una scarsa nonché scorretta alimentazione?

Certamente. La corretta alimentazione rappresenta la vera prevenzione per tutte le patologie: in medicina si possono curare le cause delle malattie e gli effetti delle malattie.

L’alimentazione fa parte di quei presidi che possono rientrare appieno nella cura delle cause, aiutando a prevenire quindi la maggior parte delle patologie.

Tra queste anche il Coronavirus.

Un regime alimentare equilibrato costituito dal consumo quotidiano di cereali integrali, legumi, verdure, frutta secca e frutta di stagione insieme alla riduzione del consumo degli zuccheri, degli alcolici, delle carni, dei cibi spazzatura ed in generale di tutti i cibi industriali determina certamente un aumento delle difese immunitarie e della salute in generale.

Come si curano i disturbi del comportamento alimentare?

È fondamentale identificare e diagnosticare in maniera rapida e precisa i disturbi del comportamento alimentare.

Un mancato riconoscimento di tali patologie potrebbe avere certamente ripercussioni negative sul rendimento scolastico o lavorativo e sulle relazioni familiari o sociali in genere.

In qualche caso, le conseguenze di alcuni disturbi dell’alimentazione sull’organismo possono rivelarsi addirittura mortali. La guarigione può richiedere tempi lunghi e per il successo della terapia è importante che la persona colpita voglia stare meglio e abbia il supporto di familiari e di amici.

Nei casi più gravi la cura (trattamento) di questi disturbi deve avvenire presso centri specializzati in cui siano presenti figure professionali diverse, che garantiscano un attento controllo nel tempo (monitoraggio) delle condizioni fisiche, oltre all’aiuto per affrontare gli aspetti psicologici alla base del disturbo.

Il trattamento include:

  • terapia cognitivo-comportamentale (CBT), ha lo scopo di modificare ciò che una persona pensa di una determinata situazione e, di conseguenza, il suo modo di agire;
  • psicoterapia interpersonale (IPT), consente di affrontare le difficoltà nei rapporti con gli altri che sono alla base dei disturbi dell’alimentazione;
  • counselling nutrizionale, terapia che aiuta la persona a seguire una dieta sana;
  • terapia familiare, coinvolge i membri della famiglia nella discussione sull’impatto dei disturbi dell’alimentazione sulla loro vita e sulle loro relazioni;
  • farmaci, antidepressivi come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), per citarne alcuni, possono essere utilizzati nel trattamento della BN o del DAI.

Qual è il compito degli adulti, e in particolare dei genitori? Come tenere sott’occhio i campanelli d’allarme?

Accorgersi del fatto che un familiare o un amico, abbia sviluppato un disturbo dell’alimentazione, solitamente è difficile, ma ci sono alcuni segnali che possono far insorgere di sospetto.

I soggetti a rischio hanno le seguenti caratteristiche:

  • saltano i pasti abitualmente;
  • lamentano di essere grassi, anche quando sono in una condizione di peso normale o addirittura sottopeso;
  • si pesano e si guardano allo specchio assiduamente;
  • ripetono continuamente di aver già mangiato o si allontanano all’improvviso per andare a mangiare fuori per evitare di farlo a casa;
  • cucinano grosse quantità di cibi elaborati, ma mangiano poco o nulla di quello che hanno preparato;
  • in presenza di altre persone, mangiano esclusivamente cibi ipocalorici, come lattuga e sedano;
  • rifiutano o provano disagio nel mangiare in luoghi pubblici, tipo i ristoranti;
  • consultano siti web sull’anoressia.

È molto difficile sapere cosa fare quando si sospetta che una persona cara possa avere un disturbo dell’alimentazione. Solitamente, chi ne è colpito, tende a nascondere il problema, o mostra un atteggiamento difensivo nei confronti delle proprie abitudini alimentari e del proprio peso, e nega di star male.

È importante fin da piccoli educare i propri figli ad un sano e corretto rapporto con il cibo, oltre che con le parole e l’educazione in genere anche e soprattutto con l’esempio.

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